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Amoressia - una storia vera tranne nei punti in cui non lo รจ

"iniziava l'amore a mostrarmi come odiare tutto il resto e io a odiare odiai"

CREDITS
di Federico Cervigni
con Donato Paternoster
regia Terry Paternoster
aiuto regia Alessia Iacopetta
musiche Spettro Sonoro
luci Giuseppe Volonnino
Disegno: Sans titre, Pauline Cornu - Collection Province de Hainaut - Dépôt au B.P.S.22 Charleroi, Belgique

SINOSSI

Liberamente ispirato alla storia di Thomas Beatie.  Amoressia è oggi. La dialettica del dubbio, dell'irrisolto, l'impossibilità o il rifiuto di amarsi. La negazione della propria immagine e la sopravvalutazione della stessa. La delusione. E' il peccato originale e il meno originale tra i peccati.

IL TEMA
Amoressia è un neologismo nato dalla fusione di “anoressia” e “amore”. Così come l’anoressia è il rifiuto o l’incapacità di nutrirsi, l’Amoressia è l’incapacità di amarsi, di trovare un punto di equilibrio con il sé. 
Tematica portante è la crisi dell’identità, rappresentata attraverso un ambiente di scrittura in cui non esiste altro riferimento se non la prima persona singolare: IO. Da qui, la nascita del paradosso linguistico di un dialogo monologante, un continuo contenzioso tra IO e ME, che trascina il protagonista attraverso un drammatico e a tratti buffo malessere. 
Gramsci sosteneva che “La crisi consiste nel fatto che il vecchio muore e il nuovo non può nascere”. Non ancora. Questo avviene nell’intimità del protagonista che, orfano di un modello forte ma decadente – o decaduto – e alla ricerca di un nuovo “originale”, fa i conti con un sé aggressivo e sfuggente. 
L’invisibile barriera mentale del protagonista segna una distanza siderale tra sé e il pubblico in sala e prepara al fondamentale snodo drammaturgico in cui egli stesso si accorgerà per la prima volta delle persone, quelle in carne e ossa sedute in sala. Questo incontro con l’altro segnerà in qualche modo la sua esistenza e ne stravolgerà le prospettive.
Amoressia è la dialettica del dubbio, dell’irrisolto. La poetica di una terribile assenza di fronte a se stessi e dell’assenza di risposte tout court, in cui l’arte è portatrice di domande e mai di risposte. 
Amoressia è oggi. L’impossibilità o il rifiuto dell’amore. L’impossibilità della comunicazione. La crisi dell’identità. Amoressia è la negazione della propria immagine e la sopravvalutazione della stessa. Il narcisismo. La spettacolare e drammatica auto esposizione. La delusione.
Amoressia è il peccato originale e il meno originale tra i peccati: credersi esseri speciali. 

Federico Cervigni
 

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LA SCENA

Uno degli scopi statutari del nostro collettivo è creare un grande contenitore di testimonianze del nostro tempo, per interpretare la realtà con tutti i suoi infiniti punti di vista. La scrittura fa sfondo al valore semiologico che attribuiamo alla scena. La scrittura è l’involucro del concetto, è il contenitore della sostanza. Come un recipiente rotto rischierebbe di far perdere il suo contenuto, così un cattivo testo potrebbe disperderne il senso.

Federico Cervigni è una figura preziosa all’interno del nostro collettivo. È uno scrittore incredibile, è riuscito con Amoressia a racchiudere e a contenere tutte le sfumature della fascia emotiva che supportano in maniera latente la pomposità, il surrealismo, l’ambiguità, la crudezza delle parole. La parola qui ha una funzione precisa, è la sintesi di un percorso psicologico inconcluso, è il risultato di un processo mentale che intende drammatizzare e sdrammatizzare, con iperbolico sarcasmo, una profonda crisi di identità, derivata dal rifiuto categorico dell’immagine esteriore. Questo genera un conflitto interiore, il disturbo di un essere drammaticamente arroccato nell’auto-referenzialità del folle. "Amoressia" è un atto linguistico capace di fondere un mondo che altrimenti non esisterebbe; è l’atto di un folle che mette insieme il fare e il dire. "Amoressia" è la presenza, in un unico enunciato, di due livelli completamente differenti di comunicazione, ma coesi e simultanei.

E' stato per me un lavoro affascinante, viscerale. Ho cercato di "sviscerare" questi due livelli, interpretando e sostenendo le necessità di una narrazione visiva ESSENZIALE, mai didascalica, intrisa di consapevole surrealismo. In questo spazio fondamentale di espressione, ho attribuito al sogno e all’inconscio un valore estetico nodale, completamente privato dal controllo esercitato dalla ragione e dalla morale: senza scopi preordinati il sogno e la follia sono stati i mezzi utilizzati per superare la razionalità. Ho creato un contesto, reale e astratto nello stesso tempo, dove il segno si traduce in simbolo e diventa un ambiente parallelo di narrazione. Ho cercato di sintonizzarmi sulla stessa frequenza emotiva di Federico, per restituire visivamente il peso intrappolato dietro le parole assurde e iperboliche di questo testo meraviglioso. Amoressia. Ad Maiora.

Terry Paternoster

 

“Se la gente vuole vedere solo le cose che può capire, non dovrebbe andare a teatro; dovrebbe andare in bagno” Bertolt Brecht

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