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9 e 10 GENNAIO 2016 saremo a NAPOLI - TEATRO AREA NORD

testo e regia: Terry Paternoster - interpreti: Teresa Campus, Patrizia Ciabatta, Alessia Iacopetta, Chiara Lombardo, Terry Paternoster, Gianni D’Addario, Raffaele Navarra, Donato Paternoster, Alessandro Vichi - produzione: Internoenki - audio e luci: David Barittoni 

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"L’energia contagiosa e civile del Collettivo InternoEnki, la compagnia vincitrice del Premio Ustica 2013 con il suo M.E.D.E.A. Big Oil".

La Basilicata petrolizzata - sul palco la denuncia di 9 attori con la forza di un coro tragico contemporane

ITALIANO

M.E.D.E.A. è l'acronimo con cui è denominato il master in Management dell'Economia dell'Energia e dell'Ambiente organizzato e gestito dall'Eni. Da questa strana fatalità, nasce l'idea di raccontare il dramma della Basilicata devastata dalle trivellazioni petrolifere, giocando con graffiante ironia tra gli archetipi del mito. Ma al mito greco fa da contrappunto costante il mito locale, quello incarnato dalla Madonna Nera, venerata sul Monte Sacro di Viggiano, ai cui piedi brucia la fiamma perenne del Centro Oli della Val d'Agri.

In questa terra, Dio Petrolio e Vergine Nera si fronteggiano da secoli in una sfida senza vincitori. Promesse elettorali e feste patronali, sogni di ricchezza e indulgenze plenarie, clientelismo e preghiere, slogan pubblicitari e canti popolari, continuano a raccontare una post-modernità senza tempo, scandita da un unico ritmo di demartiniana memoria. Ed ecco che canti di prefiche, litanie contro il malocchio, suppliche e chiacchiere di paese, si fondono in un coro barbaro, scomposto e travolgente, per raccontare uno dei più bizzarri e drammatici ossimori della nostra Italia: l'incredibile povertà della regione che possiede il più grande giacimento di petrolio su terraferma d'Europa.

ENGLESH

M.E.D.E.A. BIG OIL is a readaptation of Medea’s myth which follows an anticanonical transposition and puts the event in today’s Basilicata disembowelled by the drillings.
The tragic knot gets innervated in an unrequited love: the heroine is a Lucanian woman unattended by the promises and betrayed by the stranger, the Big Oil-Jason, a symbolic role given to a petrol company. The stranger is the unfaithful lover who doesn’t maintain the love promise of growth and progress in a nation which gives richness in change of poverty. In this sense, even Medea is a “symbol”: she is the betrayed lover but also a metaphoric example of a closed mind which makes her victim and executioner at the same time.
What reverberates her foolishness is the murmur of a beastly pack of people  (the Chorus) who evocate a servilely divided humanity between wretched and powerful people,  who are also incapable to elaborate the difference between a consciousness of class and a class with consciousness. The tragedy we want to narrate is about the South’s new  underprivileged, across a political filter and a reading which are dear to the author’s poetics: the contrast between barbaric and primitive culture and the modern neo-capitalist one. We are talking about annihilated “reality of tragedy”, as so is the example of Val d’Agri’s situation: the tumorous incidence, here, goes far beyond the national average.
The documentation about the lucanian geo-political crisis has been collected in an archive full of citizen’s testimonies, given as a disposition for the project, that tells a reality where M.E.D.E.A, today, is the name of an organized Master, taken care by Enrico Mattei’s School and strongly wanted by Eni. Fatality.

COMUNICATO
L’energia contagiosa e “in-civile” del Collettivo InternoEnki, compagnia fondata e diretta dalla Paternoster, riceve il prestigioso riconoscimento nazionale “Premio Scenario per Ustica” con un progetto nato proprio in Basilicata (la Valle dell’Agip): una vibrante denuncia sul devastante dominio monopolistico delle multinazionali del petrolio. Il Collettivo è composto da ragazzi e ragazze che lavorano coraggiosamente e incessantemente alla costituzione di un teatro dissacrante e politico, civile e di ricerca, alla riscoperta di un linguaggio in grado di comunicare l’oggi e di trasformare la scena in uno strumento d’arte e controinformazione.
9 attori in scena, con la forza di un coro tragico contemporaneo, per una rielaborazione piuttosto anticonvenzionale ma attuale del mito di Medea: siamo nella Basilicata di oggi, sventrata dalle trivellazioni. L’eroina barbara diventa allora una donna lucana disattesa nelle promesse e tradita da Big Oil-Giasone, sullo sfondo del dissesto ambientale della Val d’Agri. La promessa d’amore dello straniero in questo caso coincide con la crescita economica e di progresso in un paese: regala ricchezza in cambio di povertà. Mentre Medea è metafora di una chiusura mentale che la fa vittima e carnefice insieme. A riverberare la sua stoltezza, il mormorio animalesco di un popolo-branco, un Coro che è evocazione di un’umanità divisa fra miseri e potenti.
Il tragico che si racconta è quello del Sud dei nuovi sottoproletari, secondo un filtro politico: il contrasto fra cultura barbara e primitiva con la cultura moderna e neocapitalistica. Si tratta di “realtà del tragico” annichilenti: in Val d’Agri l’incremento dell’incidenza tumorale supera largamente la media nazionale. La documentazione concernente la crisi geo-politica lucana è stata raccolta in un archivio di testimonianze che i cittadini lucani hanno messo a disposizione del progetto. Oggi M.E.D.E.A. è il nome di un Master organizzato e gestito dalla Scuola Enrico Mattei e fortemente voluto da Eni. Fatalità.